Wednesday, April 28, 2010

Aggiornamento: Nuovo Sondaggio dei Personaggi

Ho creato momò un nuovo sondaggio per questo mese.
Ho aggiunto molti personaggi molto inutili.

Il mese scorso ha vinto Enzino.
Ed il Gran Giocattolaio.
Ma quello l'ho votato io, quindi non vale.

Tuesday, April 27, 2010

Orsetto Poldo - Capitolo 12

Quando si annoiava, Poldo pensava a poesie da dedicare alla bella brunetta piena di pile.
Doveva essere pronto, per quando sarebbe stato rapito.
Non poteva fare brutta figura davanti a lei. Doveva vederlo sempre incredibilmente affascinante e carismatico.

E…aspetta! Come si fa, con una bocca cucita, a recitare una poesia d’amore?
E…recitare una poesia d’amore non è una cosa troppo da mollaccione?
E…se lei poi s’offende, credendo di essere amata solo per le sue pile?

Perso in questi dubbi, Poldo osservava gli uccellini giocare sul terrazzo.

Monday, April 26, 2010

Orsetto Poldo - Capitolo 11

L’unica cosa buona del non saper più dire nulla, era che ora poteva darsi un’aria da silenzioso meditabondo.

Aveva letto di sfuggita su un giornale femminile di Mammina che le donne vanno pazze per l’uomo un po’ introverso, un po’ chiuso, che parlava poco.

E lui parlava poco.

Anzi, non parlava proprio.

E non vedeva l’ora di essere rapito da una bella brunettina innamoratissima, possibilmente figlia di un magnate delle pile zincocarbone.

Sunday, April 25, 2010

Orsetto Poldo - Capitolo 10

Quando sapeva dire “Abbracciami!”, Carmelina lo abbracciava.

Talvolta anche Mammina, quando lo trovava per terra lungo disteso sul pavimento.

Era bello, essere abbracciati.

Ora succedeva solo qualche volta.

Ad esempio, quando la bambina lo spupazzava durante una notte rumorosa.

O quando Enzino provava su di lui la presa dello schiacciatesta vista alla tv.

Thursday, April 22, 2010

Orsetto Poldo - Capitolo 9

Poldo, una volta, sapeva parlare, però.

In verità non parlava sul serio, ma aveva una sorta di macchinario nella pancia che si azionava premendo la pallina plastichina rosa sulla zampa destra.
Altri erano come lui, ma di colori diversi, ed ognuno aveva una parola che sapeva dire.

La sua parola era “Abbracciami!”, ma da circa tre mesi aveva smesso di dirlo.

Forse per depressione, forse perché nessuno gli aveva ancora cambiato le pile.

Wednesday, April 21, 2010

Orsetto Poldo - Capitolo 8

Quando Poldo sedeva al tavolino rosa, non ci stava mai per molto tempo.
Spesso, infatti, la grossa testa scendeva sul petto, fino a farlo cadere dalla sedia con una piroetta.

Altre volte, la grossa testa si piegava di lato, facendolo scivolare lentamente per terra.
Insomma, non sembrava che l’orsetto e la bambina prendessero il tè.

Sembrava più che Carmelina giocasse a una versione tutta sua del ping pong, che consisteva nel prendere al volo la testona del pupazzo prima che cadesse sul pavimento.

Tuesday, April 20, 2010

Orsetto Poldo - Capitolo 7

Poldo sedeva ad un tavolino di plastica rosa con Carmelina, a parlare del più e del meno.
O meglio, la contessina Carmelina De Carmelinis stava prendendo un tè con il barone Poldesque e parlava del più e del meno, trangugiando con gusto un tè invisibile.

“Che peccato, non poter bere cotanta prelibatezza” – pensava Poldo, completamente calato nel ruolo del nobile di campagna.

Monday, April 19, 2010

Orsetto Poldo - Capitolo 6

“Botty, ci conosciamo da tanto tempo ed ormai si può dire che tra noi c’è una bella amicizia sincera e…e…sei l’unico che riesce a leggermi nel pensiero e..e…e…ecco, sai cos’è un morto, vero? Certo che lo sapete, voi dello spazio…Ecco, io ti sembro un morto, Botty?” – pensò Poldo, riferendosi a Botty, che era sdraiato per terra a godersi il sole che proveniva dalla porta finestra.

“BZZZ BZZ BZZZ” –rispose Botty, fragorosissimo come non lo era mai stato.

Poldo pensò che quel trambusto fosse trambusto di risata.
Come i veri eroi tutti d’un pezzo, Botty rideva spavaldo in faccia ad ogni cosa triste, perfino alla morte.

Oppure rideva per non pensarci.

Sunday, April 18, 2010

Orsetto Poldo - Capitolo 5

La vita di Poldo non era una vita perché vita non aveva.
L’aveva capito da un po’ e da un po’ perciò era triste.
Aveva capito origliando i discorsi dei grandi che la vita era quella cosa che faceva muovere senza aver bisogno di una Carmelina.
E se uno era senza vita, veniva chiamato morto.
E di solito puzzava.

Poldo si annusò ben bene cercando di far funzionare il suo triangolino senza narici.
E si sentì comunque un po’ puzzolente.

Senza dubbio, era un morto.

Thursday, April 15, 2010

Orsetto Poldo - Capitolo 4

Mammina e Papino, a differenza di Carmelina e Enzino, erano dei giganti con gambe lunghe lunghe e le mani sempre pulite.
A quanto aveva capito Poldo, dalla pancia di Mammina erano usciti i bambini e Papino li portava a scuola guidando una nave spaziale a forma di auto marrone.

Una nave spaziale….

Ecco, forse Mammina e Papino erano degli alieni e Botty era lì a spiarli.
Già, per Poldo doveva essere per forza così.
E pregava il Gran Giocattolaio di tenere in vita almeno Carmelina, se fosse scoppiata una guerra planetaria in casa loro.

Senza Carmelina, nessuno lo avrebbe spolverato.

Wednesday, April 14, 2010

Orsetto Poldo - Capitolo 3

Poldo aveva un amico.
Si chiamava Botty ed era proprietà di Enzino, il fratellino di Carmelina, e qualche volta giaceva anche lui per terra, con la faccia attaccata al pavimento.
Sul petto aveva scritto in caratteri cubitali Space Robot, che in inglese significa Robot Spaziale.
Cosa ci facesse un robot spaziale a casa loro, era un mistero che gli dava fascino.

Forse era in vacanza, forse era in missione segretissima.

Qualche volta, Botty e Poldo si facevano delle gran discussioni.
Poldo pensava alla polvere, alle lavatrici e al russare di Carmelina e Botty rispondeva ai pensieri con fruscii e esplosioni.

A volte, rispondeva con un gran fracasso di bombarde che durava per ore.
Altre volte, rispondeva con borbottii mesti.
Altre volte non rispondeva proprio, forse perché era nervoso o perché aveva passato una brutta giornata.

“Forse” – Poldo rimuginava – “anche lui è terrorizzato dalla polvere, ma cerca di andare avanti, nonostante tutto. Che robot di valore, il mio amico Botty!”

Tuesday, April 13, 2010

Orsetto Poldo - Capitolo 2

Poldo odiava la polvere ed amava la pulizia.
La polvere lo faceva sentire sporco e gli si attaccava di continuo alla pelliccetta, quasi per dispetto, e lui ne soffriva molto.
Se fosse stato capace di dormire come i bambini, di sicuro avrebbe avuto incubi alla polvere.
Ma non poteva.
Poteva stare solo con gli occhi spalancati tutto il tempo, perché il Gran Giocattolaio non l’aveva munito di palpebre.
E quindi passava le sue notti terrorizzato dalla polvere, costretto a fissare con invidia il profondo sonno di Carmelina.

Orsetto Poldo - Capitolo 1

Vista la natura episodica e senza alcuna trama dell'esperimento letterario pubblicherò un capitolo dell'Orsetto Poldo finchè non finirà la mia voglia di farlo.
Buona lettura.

Poldo era un tipo precisino ed odiava sentirsi chiamare “orsetto”.
Al compleanno di Carmelina, ne aveva visto uno vero allo zoo e non sentiva di assomigliargli poi tanto.
L’orso vero dello zoo era molto più grosso di lui ed aveva zampe possenti, mentre lui era piccolo con zampe piccole.
L’orso vero dello zoo aveva un naso umido e che si muoveva, mentre lui aveva un triangolino marrone attaccato in mezzo alla faccia.

Per giunta senza narici.

Insomma, era ridicolo, accostarlo ad un orso.

“Forse”- Poldo rimuginava – “sono una razza non ancora catalogata, un esponente dei Poldo!” e pensava di dover scrivere un libro sull’argomento.

Ma non poteva.
Le sue zampe non riuscivano a scrivere.
Erano solo salsicciotti morbidi e senza vita, buoni solo a spostare la polvere.
E Poldo odiava la polvere.

Friday, February 23, 2007

I-LOVE-YOU - Capitolo 13

Stamattina, mentre mi truccavo per andare a lavoro, ho visto dallo specchio la porta chiusa della seconda camera da letto di casa mia e qualcosa nella testa mi si è acceso.
E' una camera che non mi serve, che uso più che altro per riporre i mobili vecchi, le cianfrusaglie.
Ho pensato di farne una stanzetta per Castity.
Ovviamente noi dormiremmo insieme, in camera mia.
Ma comunque penso che sarà contenta, sì, sarà contenta di avere una camera sua, dove poter sentire la musica, giocare ai videogiochi...
Ed io potrei uscire dal lavoro, stasera, ed andare in qualche negozio a cercare una carta da pareti gialla, come quella che ha in camera sua.
E potrei anche arredarla un pò, ad esempio.
Su una parete potrei mettere tutta una serie di librerie, così che lei possa metterci tutti i suoi dvd, tutte le sue cassette.
Eppoi...eppoi...
Oh, chissà come sarebbe contenta...

I-LOVE-YOU - Capitolo 14

Ho mandato un messaggio, ieri sera, a tutti i miei migliori amici o presunti tali.
Quelli che, negli anni, mi hanno incredibilmente incensito.
Quelli che, negli anni, hanno pianto sulla mia spalla abbracciandomi e sbavando.
Un semplice invito ad uscire, senza una destinazione precisa.
Nient'altro.
L'ho mandato a tutti, sia alle ragazze che mi massaggiavano la schiena, sia ai ragazzi con cui giocavo ai videogiochi fino all'alba, all'alba dell'era dei videogiochi su compact disc.
L' ho mandato a tutti quelli che non vedo da anni, ma che per anni ho rintracciato al telefono, ho baciato per le strade piene di gente del natale, ho amato unilateralmente.
E poi ho aspettato.
Lavato di tutto punto con un bagnoschiuma alla vaniglia, mi sono seduto sul divano, ho acceso la TV ed ho messo il cellulare sul mobiletto di legno, vicino alla lampada rosa.

Mi sono addormentato alle tre, con il lieve brusio di una pubblicità di telefono erotico ad illuminarmi e la bavuccia alla bocca.
Nessuno mi ha risposto.

I-LOVE-YOU - Capitolo 15

-"La sua ragazza che taglia porta?"
-"Ah, non so...sa com'è, è da poco che stiamo insieme..."
-"E' minuta? Oppure è un pò in carne?....senza offesa, eh?"
-"Minuta. Sì, minuta. E' piccola e bianca di carnagione...Sembra una bambolina di porcellana..."
-"Oh, Mia nonna me le regalava sempre, quando andavo da lei da piccola. Viveva in campagna, con le mucche e i maiali ed ogni anno io andavo da lei, in vacanza. Mi piacevano molto, le bambole di porcellana, quando ero piccola. Mi sembravano vere, e mi facevo delle gran chiacchierate, facendo finta che mi rispondessero. Ad alcuni fanno paura....La sua ragazza fa paura?"
-"Sì, in un certo senso, sì. E' lei è tutta contenta, di questa sua bellezza inquietante. E' fanatica dell'horror, la mia ragazza."
-"Ah, anche a me piacciono, i film horror. Come si chiama?"
-"Luigi."
-"AHAHAHAH! No, la sua bambolina di porcellana.."
-"Ahah! Mi scusi....si chiama Castità!"
-"Davvero? Che nome strano..."
-"I suoi sono molto credenti...Avete per caso uno di quei vestitini estivi?....A lei piacciono molto...Anche d'autunno li indossa, tenendoli sopra le magliette a maniche lunghe...Una volta, ne ha macchiato uno di caffè ed ha pianto per una settimana...E' una ragazza molto emotiva..."
-"Mhm...deve esserne molto innamorato, vero? Quando ne parla, ha gli occhi brillanti..."
-"Oggi ho dormito poco. Forse sono brillanti per quello..."
-"Ahahahah! Non si intimidisca! E' una cosa così carina! Ah, come vorrei che il mio ragazzo fosse più sensibile...E' una tale capra!"
-"Ehm...mi può dare anche uno di quei cappellini di paglia. Starebbe bene accompagnato da questo vestito, non trova?"
-"Sì...le faccio un pacchettino con tutti e due? Vedrà la sua ragazza come sarà contenta, quando tornerà a casa..."
-"Adesso lei è via. Tornerà (ehm) tra qualche giorno..."
-"Ah, allora è una sorpresa!"
-"Sì, è una sorpresa....ok....allora, beh, allora buona giornata!"
-"Buona giornata, signore. E grazie!"

I-LOVE-YOU - Capitolo 16

Non so di preciso per quale motivo, ma sto tirando pugni al muro.
E non pugnetti del cazzo.
Cazzoti, maritozzi, con tutta la forza che ho in corpo, accompagnando con tutto il corpo il moviemto del braccio, ansimando di rabbia repressa e fatica.
Così forti che il muro rimbomba e sanguina.
Non so di preciso qual'è la sensazione che sento, ma so solo che mi fa stare male.
L'altra sera, sul pullman che mi riporta ogni giorno a casa, ho visto due ragazzi che ridevano e si baciavano.
Erano davanti a me.
Ed io per tutto il tragitto ho dovuto assistere al loro orrendo treatrino, facendo finta di leggere.
Sperando che se ne andassero.
Sperando che morissero.
Non so di preciso la ragione che mi spinge a tanto, ma urlo.
E piango.
Ed mi accortoccio per terra, con la schiena appoggiata al muro.
Al muro che piange con me le sue lacrime di sangue.

I-LOVE-YOU - Capitolo 17

Penso frequentemente a come le persone tradiscono.
E non sto parlando ovviamente del barbaro sessualismo che la parola "tradimento" comunemente balugina nelle menti degli stolti.
Parlo di persone comuni.
Di quelle che vedi che infestano i palazzi, le città ed infettano l'aria.
Delle persone più banali, quelle che hanno il ragazzo o la ragazza, il lavoro o una discreta disoccupazione felice.
Mi riferisco a loro.
Alle persone che ti dimenticano.
Alle persone che non si sentono in colpa.
Alle persone che governano il mondo.
Ognuna di loro mi ha tradito, ha tradito la fiducia che avevo di questo mondo.
Ha spezzato il mio cuore, ha succhiato il mio cervello.
Io penso a loro.
Io maledico loro, perchè è l'unica cosa che riesco a fare ora.
Invece di dormire.

I-LOVE-YOU - Capitolo 18

Cara Castity.
Scusami se, da quando ti sei dichiarata a me con quel video, ti ho scritto poco ed in maniera antipatica.
Ma devi sapere che da quel giorno io non me la sono passata tanto bene.
Ho fatto molte cose stupide, per cercare di non pensare a te.
Ti ho tante volte insultato, urlando al cielo tutto il mio rancore, tutta la rabbia che avevo in corpo.
Perchè ero spaventato.
Perchè pensavo che tutto lo spettacolino che avevi inscenato, "I-LOVE-YOU" e palle varie, fosse tutta una farsa, tutto un macchinoso pesce d'aprile.
Perchè, diciamo la verità, tu ti sei presa sempre un pò gioco di me.
Ad esempio con quella storia dei fantasmi che ti parlano....

Credevi fossi così stupido da crederci?
Credevi fossi così stupido da credere che una bella ragazza come te possa realmente essere innamorata di uno stronzo insulso come me?
Credevi fossi già pronto ad accogliere il tuo sederino coreano nella mia umile dimora solo per un video in cui sei sporca di sangue finto e mi inviti piangendo ad appoggiare la mia mano sopra la tua?

La verità, la scomoda verità che ho fatto fatica ad ammettere per tutto questo tempo, la mesta verità che per un mese mi ha fatto dormire una media di quattro ore a notte è che tu sei la persona più importante della mia vita.
L'unica che ha pianto con me in una chat microfonata, durante il mio primo compleanno da solo.
L'unica che ha contato con me i secondi che mancavano all'anno nuovo, l'anno scorso, fregandosene dei fusi orari.
L'unica che sa a memoria ogni poesia che ho scritto.
E l'unica che ha mai avuto voglia di leggerle.
L'unica che mi ha dato ancora un barlume di speranza.

Ti amo, Castity.
Ti ho sempre amata.
Ho già preparato la tua camera, ti ho già comprato un mucchio di vestitini, di quelli che adori.
Perchè pensare a te è l'unica cosa che mi rende felice.
Ormai il mio appartamento, la mia intera vita, è piena di te, anche se tu non ci sei.
E le pareti respirano, aspettando frementi il tuo arrivo.

I-LOVE-YOU - Capitolo 19

Non credo in Dio.
Castity l'ha sempre saputo.
Mi sembra una cosa stupida, perchè Dio è un frutto dell'intelletto dell'uomo.
Un personaggio di fantasia.
Come l'Uomo Ragno.
O Heidi.
Sarebbe bello se nel mondo esistessero davvero obbiedienti alla parola di Heidi.
Gli Heidiani.

Castity è molto cattolica.
Ma è cattolica in una strana maniera.
Adora vestirsi da Madonna, farsi foto vestita da Madonna e ritoccarle con photoshop per poi spedirle in giro.
Anche io, essendo il suo fidanzato, ne ho una.
Mi ha detto che è una di quelle venute meglio.
Nella mia foto, ha le braccia aperte, rivolte verso un punto lontano a destra, ed indossa una tunica marrone.
La sua bocca è aperta, ma senza forza.
Gli occhi socchiusi.
Quasi come fosse dolorante.
Quasi come fosse implorante.
E la foto è modificata in modo tale da risultare solare ed oscura insieme.
E alcuni pixel grigi dello sfondo nuvoloso entrano negli intermezzi delle dita, facendo notare la faciloneria di base dell'artista.
E' forse una delle cose che amo più di lei.
La sua faciloneria, la sua totale mancanza di cura per i dettagli.
Per i dettagli di una foto e anche per i dettagli dell'esistenza.

Quella foto la porto sempre con me.
Anche oggi, che presenzio al processo aziendale contro di me.

"Non puoi entrare in ufficio truccato come Alice Cooper!"
"Non puoi metterti il collare!"
"Chi scrive in inglese sui miei soldi? Cosa vuol dire 'SHUT THE HELL UP'?"

Mi dicono che rischio di essere licenziato.
Mi dcono che mi vogliono bene e che vogliono comprendere quello che mi sta succedendo.
Io, sogghignando sardonicamente, penso a Castity che mi ama.
E che mi protegge implorante, da dentro il mio portafoglio.

I-LOVE-YOU - Capitolo 20

Ad un tratto, ieri mattina, mentre stavo aspettando sulla banchina la metropolitana che mi porta ogni giorno a lavoro, ho sentito una mano prendermi per mano.
Una mano piccola, morbida e calda all'interno e gelata e liscia all'esterno.
Ed un pollice che mi accarezzava il dorso.
Potevo portarmi quella mano a lavoro, e riporla nel mio armadietto privato.
Ma ho deciso, come se fossi solo una marionetta nelle mani di un volere feticista più grande, di portarmela a casa, ripercorrendo all'indietro la strada per il mio inferno quotidiano.
Correndo per le scale, per prendere in tempo il treno, che era appena arrivato dalla sponda opposta.
Prendendo il pullman che passa dal mio quartiere.
Camminando per il viale che porta al mio tre locali + bagno + gatto.
Sempre senza voltarmi, per non farmi portare via la mia Euridice.
Sempre senza parlare, per evitare che la sua voce accrescesse la mia illusione.
Ed entrati in casa, lei ha lasciato la presa ed io mi sono voltato, per guardarla.
E la mano che ho portato incolume fuori dall'inferno mi salutava dolcemente, mentre un viso, contratto in una smorfia di sorriso e pianto, cercava di mettere insieme un paio di parole in una lingua inventata.
Inventata da noi.

Ieri sera ho pianto tutta la notte.
E Castity piangeva con me, nello stesso letto in cui la sera prima piangevo da solo.
Ma le nostre lacrime non erano di tristezza.
Erano di gioia.
Perchè per tutta la vita io e Castity siamo stati feti.
Ed ora condividevamo una vita in due.

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I-LOVE-YOU - Capitolo 9

Ultimamente dormo male.
E questo non è colpa di Castity, o meglio non direttamente.
So solo che sto nel letto, sdraiato, coperto dalla mia coperta con i fiori rosa di paile con gli occhi chiusi.
Ma non dormo per nulla.
Penso.

Durante il giorno, prendo anche molte camomille.
Cinque al giorno, al posto dei caffè.
E' ormai mia abitudine portare sempre con me dei filtri ed un bicchiere di carta, nel caso che io sia disperso in luogo demacchinettato.
Ma non succede niente.
In compenso è aumentato molto il mio bisogno di far pipì durante la notte.
E ciò mi fa imbestialire.

Quando penso, di notte, penso al fatto che sono una persona inutile.
E che nessuno mi ama.
A parte Castity.
E Ghoul.

I-LOVE-YOU - Capitolo 10

Ieri mi è arrivato un altro video di Castity, anche se non rispondo a nessuna delle sue lettere da settimane.
Nel video, c'è lei, in primissimo piano.
Il video è come al solito senza audio.

Come se fosse davvero un proseguimento dell'altro, ha ancora la bocca, il mento ed il vestito bianco rosso, completamente rosso.
La location, probabilmente camera sua, è sempre la stessa.
Carta da parati gialla, con scaffali stracolmi di DVD e cassette e locandine di film.
Il tramonto che entra dalla finestra è così avvolgente che fa sembrare il video tutto un frammento di ricordo.
E Castity tiene una mano bianca fissa sulla telecamera.
E piange, piange sul serio, ma sommessamente, con gli occhi rossi che mi sfidano ed il labbro tremolante, morso con orgoglio.

E non sono riuscito a non appoggiare la mia mano sulla sua, sporcando di ditate lo schemo del mio portatile nuovo.

Il video dura 2 ore.
Poi si interrompe.

Ho pianto abbracciando Ghoul per le restanti 22 ore della giornata.

I-LOVE-YOU - Capitolo 11

Ho dato un pò di mobili dei miei alla chiesa del mio quartiere.
Al prete ho detto che li do perchè mi frega dei poveri.
Ma in verità non mi importa di nulla.

Ho bisogno di avere spazio in casa, per poter costruire altri mobili.
I weekend sono troppi, in un anno, per essere contenuti in un tre locali + bagno.
Domani mi arrivano tre diverse versioni della libreria Billy.

Il prete mi ha anche benedetto, dicendomi che di giovinotti buoni come me non ne esistono più, al giorno d'oggi.
E, non pago, ha tentato di propinarmi un sermone sull'avarizia e l'individualismo della modernità.
Ma io l'ho fermato, prima che fosse troppo tardi, fingendo di avere un impegno importante.

I-LOVE-YOU - Capitolo 12

In penombra, all'angolo della stanza con la carta da parati gialla, Castity mangia.
Non la vedo in faccia, perchè è lontana dalla webcam.
Si sente il rumore di carne strappata dalle ossa.
Si sente il deglutire, accompagnato da finta foga, finta avidità.
Si vede la schiena piegata sul cibo, le braccia piegate verso l'esterno e le mani a ragno che tamburellano sul parquet.

Una visione davvero poco soddisfacente, per essere un file video da 1 mb.
Ma almeno questo si sente, al contrario degli altri.
E c'era con esso anche un breve messaggio nel solito maccheronissimo idioma della mangiatrice di pollo in penombra:

Forse penserai che sono scema.
Ma tu sei davvero importante per me.
Per fare questi video, io ci impiego tutta la giornata.
Scrivo uno straccio di sceneggiatura, mi trucco, accendo la webcam e la punto fissa verso di me.
E dietro l'obbiettivo sono vera, con il cuore pulsante dentro al petto

Spero che ti piacciano.
Spero che io ti piacca.
Spero che anche tu, almeno per un secondo al giorno, mi pensi.


capitolo iniziale capitolo precedente

Tuesday, February 20, 2007

I-LOVE-YOU - Capitolo 5

I miei colleghi, seduti accanto a me, nell’aula caffè, ridono.
Paonazze sono le loro guance e rugosi i loro occhi, mentre con la mano destra tengono un bicchierino di plastica marrone contenente caffè di dubbia qualità.
Ed io li osservo, serio, mentre loro ridono.
Perchè ridono sempre e solo per volgarità gratuite, per umorismo facile.
Ed io non posso fare altro che prendere appunti sui loro comportamenti, sul loro modo di fare.

A volte, per addentrarmi meglio nelle loro primitive forme di società e per studiarli in maniera più approfondita, mi spalmo il corpo con il loro stesso fango e mimo il loro linguaggio.
Ma poi tutta la mia messinscena mi sembra priva di senso e, senza forza, mi faccio rifagogitare dalla disperazione.

Li invidio.
Nella loro completa stupidità sono così infantilmente sereni, mentre io invece sono mesto, mentre guardo il mondo senza filtri.

Oggi Castity mi ha mandato una nuova mail.
Nella mail c’è solo una foto.
I suoi occhi sorridono mentre soddisfatta mi mostra il suo portafogli di pelle, tenendolo con il pollice e l’indice della mano sinistra a coprire il naso e la bocca.
Nel vano di plastica trasparente del portafogli ci sono io.
Dentro un cuore disegnato.
La foto è una di quelle che postavo sul mio blog quando andavo nei locali e mi intrufolavo alle feste, in cerca di qualche nuovo amico.

Molto probabilmente si aspetta una risposta del tipo “Oh, come sei dolce! Adesso vengo lì in Corea e ti sposo seduta stante”.
Ma io ho altro a cui pensare.
Adesso devo portare fuori il mio gatto, Ghoul.
Poi devo fare i piatti ed andarmene a dormire.

I-LOVE-YOU - Capitolo 6

Ho iniziato a scrivere messaggi sui soldi, con il pennarellone rosso.
E' un hobby per non pensare solo a Castity per tutta la giornata.
Con il pennarello, vergo tutta la banconota di caratteri cubitali.
Ed il rumore quasi impercettibile che la punta provoca al contatto con la carta mi rilassa incredibilmente.
Scrivo frasi ad effetto.
Come "Ucciditi per la causa".
"Pronto alla sodomizzazione?"
"Bruciami!"
Roba simile.
Poi vado in giro per la città con il mio skate, in cerca di nuove panetterie da colonizzare.
E pago con un 5 euro appena sfornato dalla mia vena creativa.
E spero che ogni biglietto vada di mano in mano, adottato da dieci, cento, mille padroni diversi.

A volte, qualche garzone osserva i biglietti.
Poi osserva me, con aria indagatrice.
"C'è gente malata, nel mondo!", dico io, con disprezzo.
Perchè è vero.
Sono malato.

I-LOVE-YOU - Capitolo 7

Ho iniziato a mettere un collare.
Un collare bello, da cane feroce, di cuoio nero, ornato abbondantemente di spuntoni.
Lo tengo al collo otto ore al giorno, dalle 9 alle 18.
Poi a casa lo tolgo e porto fuori Ghoul.
E' un modo per non pensare solo a Castity per tutta la giornata.
Ed è anche un modo per dire ai miei colleghi di starmi lontano.
Già, perchè è tempo per me di affilare le armi.
Perchè sto iniziando una guerra.
Ed il mio nemico è il mondo intero.

I-LOVE-YOU - Capitolo 8

Ho scoperto che Castity è una fottuta malata di mente.
Mi ha mandato un'altra mail, ove mi racconta tutto di lei.
Perchè dice che io ho ragione e che lei ha sbagliato, a tenermi segreta tutta la sua vita.

Castity (mi ha scritto anche il suo nome vero, ma non lo ricordo adesso), mi ha scritto nella lunga lettera che riesce a vedere i fantasmi da quando era piccola.
E che qualche volta è riuscita anche a prevedere il futuro.
Anche le immani tragedie.
Aveva sogni orrendi tutte le notti, di morti atroci avvenute davvero da un capo all'altro del globo.
Ed aveva un quaderno in cui scriveva tutto, perchè aveva paura di raccontare a qualcuno in cosa consisteva il suo dono.
E andava piangere in bagno, quando i fantasmi le parlavano, alzando al massimo il volume della radio.
E vomitava, a volte.

Ma poi ha avuto un colpo di genio ed ha iniziato a sfruttare in modo calcolatore i suoi poteri, decidendo sulla vita e sulla morte di tutte le persone che si avvicinavano, anche furtivamente, alla sua orbita.

Scrive nella lettera che ha indotto al suicidio circa venti persone.
Scrive nella lettera che uno dei suoi amichetti invisibili le ha detto che io sono l'uomo della sua vita.
Scrive nella lettera che è pentita e mi invita a non giudicarla.

Ed io non la giudico.
Anche perchè la lettera è piena di fandonie.

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Monday, February 19, 2007

I-LOVE-YOU - Capitolo 2

Prendo una matita, una gomma ed inizio a svuotare su di un foglio per fotocopie tutto quello che il video mi ha suscitato, per poter poi tradurre tutto nell’inglese maccheronico che uso per scrivere a Castity (ma lei usa un inglese ben più maccheronico, quindi...).
Le scrivo che è cattiva.
Le scrivo che se mi sta prendendo in giro, beh, io non mi sto divertendo.
Perchè lei sa tutto di me e sa benissimo che nessuna ragazza mi ha mai amato e sa benissimissimo quanto ciò mi fa continuamente soffrire.
Le dico che la odio.
Anzi, che l’ho sempre odiata.
Le dico che tutte le sue email le cestino appena arrivano e che trovo i suoi gusti musicali e filmici patetici.
E le chiedo anche in che cazzo di paese vive, così la prossima settimana posso prendere un aereo, ucciderla e tornare a casa la sera, giusto in tempo per farmi un panino con la salamella in una delle tante Feste Dell’Unità sparse per la Lombardia.
Le dico che nel video è vestita male.
Che quel vestito bianco la fa sembrare una bambina dell’asilo con il grembiulino nuovo.
Le dico che il sangue finto che usa è di una tonalità troppo vicina all’arancione.
Ed è fluorescente.
Le dico che i suoi capelli sono sporchi e che il taglio andava di moda negli anni 80.
Le dico che è brutta.
E’ brutta da far schifo.

I-LOVE-YOU - Capitolo 3

*tradotto dall’inglese maccheronico
Castity è online
Castity> Luigi? Ci sei?
Castity> Luigi?! Ci sei?!!!
Castity> LUIGI!!!!! Ci sei?
Castity> Ti vedo online, quindi ci sei. Perchè non rispondi?
Toshio> Ci sono, ma non ti rispondo perchè non ho niente da dirti.
Castity> Riguardo al video? Lo hai visto?
Toshio> E tu hai letto il messaggio?
Castity> Sì. Ho pianto un pò, ma poi ho capito.
Toshio> Cosa? Cosa hai capito?
Castity> Ho capito che sei molto più realista di quel che credevo. E la mia dichiarazione ti ha spaventato.
Toshio> Che dichiarazione? Quella me la chiami dichiarazione?! Le dichiarazioni d’amore si dicono guardando in faccia le persone, non mandando loro video pseudo-horror...
Eppoi dopo un anno non so ancora come ti chiami e di che paese sei...
Castity> Coreana. Sono coreana. Del Sud. E ti ho già detto milioni di volte che il mio nome è difficile da ricordare e che tutti quelli che conosco mi chiamano Castity, quindi...
Toshio> Quindi per me, che non ti ho mai conosciuta, sei una perfetta estranea. Non ti voglio chiamare così. Anzi, non ti voglio chiamare per nulla. Fine della discussione e basta scherzi. Addio.
Castity> Scusa.
Castity> .....
Toshio è off-line
Castity> Ti scrivo un giorno di questi, ok?
Castity è off-line

I-LOVE-YOU - Capitolo 4

Vivo in una città dormitorio.
La mattina mi sveglio e parto.
La sera ritorno e dormo.
Questa è la mia vita.
8 ore di lavoro e 8 ore di sonno.
In mezzo nient’altro, o poco più.
La pattumiera da buttare, i piatti da lavare.
Poco più.
Certe volte compro un mobile nuovo.
Vado all’IKEA, mangio un hot dog e compro un mobile da montare.
Preferisco comprare mobili complessi da montare.
Così passo il weekend in maniera costruttiva.

Ho la casa piena di mobili inutili.
Casettiere piene di cassetti senza nulla dentro, tavolini per computer senza computer sopra, scrivanie da bambino senza bambini sopra.
Ho l’anima piena di solitudine.

capitolo iniziale

Friday, February 16, 2007

I-LOVE-YOU - Presentazione

E' stato molto duro, scrivere questo racconto.
E' stato duro perchè parla molto di me, delle mie emozioni e della mia tristezza.
E' stato duro perchè una Castity è esistita davvero, un pò di tempo fa.
E' stato duro, ma penso che dovevo per forza terminarlo, questo racconto.
Ed adesso ne sono soddisfatto.

I-LOVE-YOU - Capitolo 1

Stamattina, apro l'email.
E ci trovo dentro un video, senza audio.
E' della mia amica di penna, Castity.
L'ho conosciuta in un forum dedicato alla cinematografia asiatica un annetto fa e da quel giorno mi continua a scrivere, tutti i giorni.
Mi parla dei film che vede, della musica che ascolta, della globalizzazione che ci uccide lentamente tutti.
Mi parla della sua vita.
Ed io le parlo della mia, che è un argomento ben poco interessante.

Nel video c'è una ragazza.
Una ragazza dagli occhi a mandorla che dovrebbe essere lei, ma non ne sono sicuro, e che quasi sembra finta, tanto è bianca la sua pelle e tanto profondo è il suo sguardo.
E' lì, ferma al centro, con l'obbiettivo, silenzioso, puntato su di lei per un secondo che sembra lungo un'infinità.
E inizia a ridere.
Ridere in modo sincero.
Una risata che le sboccia sul viso come un fiore a primavera, con la mano con le dita lunghe a coprire la bocca.
Quasi si vergognasse, di quel viso meraviglioso.
E sangue.
Sangue finto, spero.
Sangue che esce dai denti bianchissimi e serrati.
Sangue che scivola sul mento, sul collo.
E che sporca, senza pietà, tutta la sua bianca bellezza.

Dieci minuti interi di perfetto orrore visivo.
Dieci minuti di angosciante bellezza, conclusi da mimate parole, da ossessivo e lento aprire e chiudere la bocca.
"I - LOVE - YOU, I - LOVE - YOU".